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C a t a l o g o
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Recensione |
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La piccola Olive Hoover (la strepitosa A. Breslin, nominata all'Oscar), simpaticissima bambina occhialuta, coltiva il sogno di diventare un giorno reginetta di bellezza. Quando è selezionata per il concorso provinciale di Little Miss Sunshine, non se lo lascia scappare: ottenuto il permesso da mamma e papà, coinvolge tutta la sgangherata famigliola nel lungo viaggio che la porterà in California alla finale della competizione. Gli Hoover al completo salgono su un vecchio pulmino: c'è il papà all'inseguimento di un impossibile successo editoriale, la mamma iperattiva ed il fratello nichilista che osserva con ammirevole costanza un voto di silenzio. Completano il quadretto lo zio gay, fresco di tentato suicidio, e il nonno cocainomane (A. Arkin, premio Oscar 2006). Grazie al viaggio da incubo che dovranno affrontare, gli Hoover saranno costretti a confrontarsi con sé stessi e tra loro, per scoprirsi meno estranei di quanto non avessero mai immaginato. J. Dayton e V. Faris, marito e moglie nella vita, dirigono con leggerezza una squisita commedia sulla stravaganza delle relazioni umane e sull'assurdità di un ingannevole american dream. La ricerca continua del successo, vera filosofia di vita in puro stile USA, sprofonda i protagonisti in un abisso grottesco: basta il raccapricciante spettacolino del concorso di bellezza, con bambine/automi truccate e vestite come mostruose Barbie che ancheggiano e sorridono seduttive in cerca dei favori della giuria. La strepitosa galleria di freaks descritta risulta così un antidoto a tanto freddo cinismo. E il tono parodistico con cui sono descritte le paranoie dei componenti la famiglia provoca momenti di spassoso divertimento. Con una spruzzata di commozione sincera. Tenero e toccante, intelligente e graffiante, è uscito quasi in sordina, dopo i successi al Sundance e a Locarno, ma poi sostenuto dall'efficace passaparola di spettatori entusiasti. Meritato Oscar alla sceneggiatura di Michael Arndt. |
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