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C a t a l o g o
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Recensione |
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Scritto, con Roberto Brodsky e Mamoun Hassan, dal regista cileno al suo 3° film, racconta, con l'ottica di due ragazzini, il colpo di Stato che nel Cile del 1973 segnò la fine della democrazia e l'ascesa al potere di Pinochet. Sono due percorsi paralleli di formazione, quelli del ricco borghese Gonzalo Infante e dell'indio povero Pedro Machuca, entrambi undicenni, faticosamente amici in un esclusivo collegio cattolico che, diretto da padre McEnroe, accoglie anche i ragazzini delle favelas per favorire l'integrazione tra le classi sociali. A. Wood si ispira al neorealismo italiano nella lineare semplicità del racconto, ma non si sottrae all'influenza della Nouvelle Vague francese nella contaminazione dei generi e dei toni, dal documentario al lirico con incursioni nel melodramma, specialmente nel personaggio di Silvana, cugina di Pedro, ribelle e trasgressiva. La critica descrizione della borghesia nazionalista – in particolare del fanatismo reazionario delle signore – ha una lucida asprezza che lascia il segno. |
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